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“Il ruggito” del biscione!

Storia della mitica “Alfetta”

Quando l’Alfa era l’ Alfa… chiosano gli appassionati forse un po’ nostalgici dell’Alfa Romeo.

Di sicuro quasi 50 anni fa l’Alfa Romeo era un’azienda leader nel mercato delle berlinette dalle prestazioni brillanti, un mercato cresciuto nei quindici anni precedenti sull’onda del boom economico e della così detta “dolce vita”.

Modelli come la Giulietta e la più recente Giulia declinate in varie versioni comprese le mai dimenticate spider e coupè, danno una lezione tecnica e stilistica ad un mercato europeo tutto sommato standardizzato su modesti modelli popolari o improbabili cloni in scala ridotta delle opulente auto d’oltreoceano!

La tecnica e lo stile italiano delle vetture marchiate col biscione, grazie anche alle numerose vittorie riportate nelle svariate gare motoristiche è un impulso inarrestabile alla progettazione di nuove vetture sempre più performanti e moderne.

Agli inizi degli anni settanta dopo il faticoso debutto della “Alfasud”, la prima berlinetta compatta a trazione anteriore della casa prodotta nel modernissimo stabilimento di Pomigliano D’ Arco (NA), si sente l’esigenza di affiancare alla mitica ma “decennale” Giulia: una vettura più moderna nello stile e nella tecnica, più compatta delle eleganti 1750/2000, ma al tempo stesso più aggressiva e risparmiosa nei consumi.

E’ così che nel Maggio del 1972 viene presentata L’Alfetta, nome mutuato dalla monoposto Alfa vittoriosa degli anni cinquanta; l’auto appare subito modernissima con la sua forma a “cuneo”, i quattro fari tondi di uguali dimensioni e il mitico scudetto Alfa Romeo al centro.

La coda è alta e squadrata con i fanali a filo carrozzeria, di generose dimensioni le ruote che anteriormente sporgono aggressive dai parafanghi. Il padiglione poi è integrato con la fiancata e i montanti ed i vetri sono curvi; curata anche l’aerodinamica, che poi vuol dire migliori prestazioni e consumi più bassi!

Il motore è il quattro cilindri di 1779 c.c con 122 cv e la trazione è posteriore; raggiunge i 180 Km /ora e costa al debutto 2.245.000 lire.

Ma la peculiarità che fa dell’Alfetta un prodotto “unico” nel suo genere è la particolare tecnica costruttiva basata sul bilanciamento dei pesi, ovvero 50 per cento davanti e 50 per cento dietro: caratteristica che consente all’ auto una stabilità ed una guidabilità unica per una berlina compatta ad alte prestazioni.

Questo grazie al così detto ponte “De Dion” un telaio posto al retrotreno che comprende la trasmissione in linea con il cambio, che nelle auto tradizionali è generalmente posto accanto al motore, cioè  all’avantreno.

L’Alfetta diventa un grande successo commerciale, non solo in Italia, nonostante le finiture non eccezionali e la sgradevole predisposizione dei lamierati alla corrosione; rimane in commercio per dodici anni aggiornandosi ed articolandosi in numerose varianti e versioni sempre più tecnologiche e sportive comprese le veloci turbodiesel 2400 in un momento, i primi anni ottanta, dove diesel era ancora sinonimo di lentezza e rumorosità!

Diventa suo malgrado anche protagonista delle cronache nei “così detti” anni di piombo: oltre ad essere l’auto dei carabinieri e della polizia (ma anche di malviventi e mafiosi) è indelebile nella memoria di molti e ormai simbolo tragico di quegli anni la foto presa dall’alto del tragico tamponamento in via Fani a Roma, nel Marzo del 1978.

Tamponamento-agguato che anticipa l’assassinio degli agenti di scorta del presidente Aldo Moro, poi rapito dai brigatisti rossi: una delle tre auto è appunto un Alfetta bianca.

L’ultima vera Alfa Romeo? per molti è così ( per il vero alfista è sicuramente così!) anche se altri modelli meno affascinanti, come la 90 e la 75, ne prendono il testimone, arrivando fino ai primi anni novanta: momento in cui la “piattaforma” a trazione anteriore made in Fiat proprietaria dall’86 del marchio manda in soffitta la raffinata tecnica dell’ Alfa Romeo degli anni d’oro.

Ma il fascino del biscione continua ad appassionare ugualmente oggi come ieri… è una tradizione tecnica e sportiva che pochi in Europa possono vantare, ed è giusto che sia e rimanga un nostro vanto soprattutto in un momento di crisi come quello attuale.

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