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Renault Twingo: auto post-moderna

Gli anni 80 automobilisticamente parlando sono stati una rincorsa alla forma più performante possibile. Il cx (coefficiente di penetrazione dell’aria) doveva essere il più basso possibile col risultato di aumentare le prestazioni diminuendo i consumi: così facendo però il design delle auto appariva molto simile tra un modello e l’altro rischiando di comprimere un mercato già in difficoltà.

La Renault per tradizione poco incline a seguire lo “stil comune” è  forte di un decennio (gli anni 80) concluso positivamente con grandi successi commerciali: la R5 sicuramente una conferma anche nella sua riedizione, ma anche l’apprezzamento generale di modelli medi come la 11 o grandi come la 25 e la 21 sono serviti per fidelizzare un pubblico che forse negli anni 70 aveva scelto il marchio della losanga solo per istinto di trasgressione (per dare uno schiaffo a mamma Fiat)!

Il problema di Renault alla fine degli anni 80 semmai era trovare l’idea per sostituire le due vetture che da un ventennio ormai trascinavano le vendite di tutta la gamma ossia la R4 in produzione dal 1961 e la R5 rinnovata drasticamente nel 1984 ma risalente al ‘72 come filosofia di automobile.

Per la sostituta della 5 la strada era quasi obbligata: mixare linee e dimensioni di due auto concorrenti di grande successo in Francia e nel resto d’Europa come Peugeot 205 e Ford Fiesta (quest’ultima nella sua terza serie al debutto proprio nel 1989) con il caratteristico comfort e le consueta ricchezza di accessori di serie propria della Règie.

Da queste considerazioni nascerà a fine 1990 la Clio, grande successo commerciale che dura ancora oggi con la sua quinta serie, mentre un discorso diverso sarà il pensionamento di un modello “iconico” per il marchio della losanga come la R4.

Accantonata l’idea di sostituirla con un modello di auto altrettanto spartana e utilitaria, alla Renault si decise però di mantenere la vena anticonvenzionale e sbarazzina che altrettanto faceva parte dello spirito della 4 soprattutto negli anni settanta, quando il pubblico vedeva in auto come la R4 o le Citroen Dyane/2 CV un nuovo modo di vivere l’auto più “free” e meno legato agli stereotipi consumistici del decennio precedente.

Si scelse probabilmente una forma di compromesso tra la ricerca aerodinamica estrema che comunque andava via via normalizzandosi in quegli anni e un  recupero di una certa personalità anticonvenzionale e post-moderna propria di un periodo che volutamente si voleva evocare.

Il design

Twingo il nome della nuova auto di segmento A della Règie: la prima monovolume al mondo lunga solo 3,43 mt; in Europa la Renault è stata la prima a realizzare con la Matra il multispazio Espace già nel 1984, un primato che ora nel 1992 si ripete con il piccolo “ovetto” a 3 porte e 4 posti.

Un abitacolo sorprendentemente spazioso e arioso quello della Twingo, con un design degli interni tanto sconcertante quanto improntato alla ludicità delle forme, bombate ed arrotondate con il sottile quadro strumenti centrale completamente digitale e lo scenografico tasto dell’hazard a forma di pallina che troneggia al centro della plancia, apoteosi di un design anticonvenzionale portato all’estremo della sua espressione.

Diversamente dalle sue abitudini di marketing la Renault per la Twingo decide un allestimento unico e spartano, senza quegli accessori che già nel decennio precedente avevano abituato il pubblico delle utilitarie a vetture sempre più ricche internamente.

Qui invece niente vetri elettrici, ma al loro posto coloratissime manovelle, niente chiusura centralizzata e niente servosterzo, vetri posteriori fissi ed un solo optional: il tettuccio apribile in tela.

Per quanto alla Règie si volesse consolare i tanti nostalgici che male avevano preso la decisione del pensionamento della mitica R4, la Twingo che tra l’altro poco aveva che fare con la sua antenata (il suo aspetto snob era semmai riconducibile alla prima R5), non convinceva il pubblico proprio per il suo scarno allestimento, e solo nel 1994 con l’arrivo delle versioni accessoriate le vendite incominciarono a salire su risultati soddisfacenti.

Con il primo vero restyling del 1998 insieme ad una rinfrescata esterna (nuovi fari e nuovi paraurti) la Twingo diventa finalmente un’utilitaria moderna, arriva una nuova plancia più rifinita con air-bag di serie (obbligatorio per legge) e debuttano accessori davvero chic per un’auto di segmento A, come il condizionatore d’aria ed il servosterzo elettrico di serie sulla maggior parte delle versioni.

A livello meccanico già dal 1996 il motore monoalbero di 1149 c.c sostituisce il vecchio 1200 ad aste e bilancieri: la Twingo così guadagna in miglior ripresa e minor consumi.

Nel 2000 arrivano le ruote da 14” in luogo delle 13” e debuttano i nuovi motori 1149 a 16 valvole.

L’ultimo aggiornamento estetico per la piccola vettura post-moderna è del 2004 con nuovo tasto di apertura del portellone a forma di losanga, nuovi colori ed allestimenti interni: la carriera del piccolo ovetto francese arriva fino al 2007 quando verrà sostituita dalla seconda serie, al contrario della prima molto più convenzionale e non più con carrozzeria monovolume, ma questa è ormai storia “moderna”.

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